Merda e luce, viscere e firmamento, in un "pentateuco" del cosmo, dove sono protagoniste le soglie varcate (e spesso brutalmente violate o esplose), le barriere sfondate, le porte spalancate dal pensiero e dai gesti, nei continui attraversamenti e nei dialoghi: tra la carne e il grido, tra il corpo e il sogno, tra l'inconcepibile e il quotodiano. Sette anni dopo il dramma La santa, questo libro testimonia l'originalità e la potenza della vocazione teatrale di Antonio Moresco. Il volume raccoglie cinque testi dominati dall'elemento materno e cosmico. Ne Il firmamento ci sono un uomo e una donna nudi in una notte d'estate, il cielo stellato e uno spaccaossa; in Duetto domina la scena Maria Callas, che dialoga con la sua tenia; in Merda e luce compaiono un siparista, un sipario, un motociclista e un cazzo; in Magnificat una partoriente dialoga con il proprio feto e con la sua voce a venire. Chiude Fuoco nero dove sotto il sole, la luna e una meteora si fanno avanti un cielo nero e Kleist, Adolf Hitler e la materia oscura, Primo Levi e Alessandro Magno: <<Da cosa nascono queste continue commoventi esplosioni che mandano in frantumi il piano conosciuto dello spazio e del cielo e si inventano un nuovo cielo?>>, chiede nelle ultime pagine del libro una voce fuori campo. Dentro il flusso della vita, Antonio Moresco trova il punto dove la parola teatrale riacquista il suo peso e la sua radicalità, la fragilità, la poesia e la violenza.