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Inchiesta che parte dal "Festival dei saperi" di Pavia;
opera collettiva cresciuta sul tema della legalità

Sempre più il linguaggio della politica parla a se stesso in una circolarità vuota, con parole fatte per convincere, che non hanno relazione con le realtà sperimentate sul territorio né con le esigenze di coloro che vivono all’interno della città e dello Stato. La lingua si stacca dalle cose come è accaduto e accade sotto i regimi autoritari, ma in democrazia l’imbonimento è più subdolo e permeante, usa parole “buone” appartenenti alla sfera della legalità: «trasparenza», «eccellenza», «efficacia», «qualità comunicativa». In realtà il risultato di questo sistema è proprio la disinformazione. Sempre meno si assiste a un confronto reale tra le forze politiche e l’elettorato che le ha espresse mentre, a destra come a sinistra, si afferma quello che Pasolini chiamava «il “mito” della partecipazione al potere, il trasformismo e il cinismo del sistema». Passata l’epoca dello scontro frontale, dei grandi giochi di potere, da qualche decennio ha preso piede il sistema degli imbonitori. Eppure c’è ancora chi crede nella “vecchia” partecipazione.

Fuochi sulla città
Quasi un manuale di educazione civica

15x24 con risvolti,
pp. 143, Euro 15

ISBN 978-88-89416-48-8

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