Hoellard, partendo «dall’impulso di un frammento di vita, da una o due immagini di secondi rubati», sa ricostruire in modo impeccabile un paesaggio, una storia, un sentimento amoroso che irrompe, in un libertinaggio mai osceno e mai esibito, che ricorda certe figure del miglior Borowczyk. A intessere le vicende – ora amorose, ora tragiche, ora quotidiane – di questi sei racconti di Michel Hoëllard sono soprattutto storie di donne, affettuosamente sottoposte alla lente narrativa dell’autore. C’è Michelle, una prostituta incontrata a Brest, dall’oscuro passato, con l’incubo del lager e la fucilazione del giovane sposo bretone. In un altro racconto compare la moglie Aline, che il narratore – reduce da un viaggio con lei a New York – attende a lungo in una camera d’albergo, scelta proprio perché posta di fronte al vecchio appartamento parigino dei genitori. Infine, protagonista dell’ultimo racconto, si contempla in un mistero curioso la tenera Fanny che seduce un anonimo bibliotecario quarantenne.