Saga familiare, tra la Grecia e l’Italia, in un mosaico di paesaggi, luoghi, luci, lingue, abitudini che si ricompongono in frammenti di una vita, in scaglie di un esistere prevalentemente femminile, pieno di attese e di corporeità sottratta o bruciata o sprecata, che coincide con gli affetti solo per brevi e dissonanti intersezioni. Gli uomini sono assenti, rimpianti o respinti. E il dolore passa di nonna in madre, di madre in figlia. Una domanda rimane sempre inespressa e funge da collante tra i vari momenti e personaggi del romanzo.
La signora ermellino è un libro sulla immobilità del dolore, ma è anche un romanzo che osa raccontare la forza delle immagini che nell’ombra governano i movimenti dell’esistenza.