Una città, Taranto, descritta con un taglio inconsueto e a volte spiazzante. Materia del libro sono i corpi, le vie, i mercati tarantini, gli occhi dei ragazzi di strada, la sensualità delle donne affacciate ai balconi, uomini persi in periferie senza scampo e insenature tanto belle quanto aggredite dalla violenza del progresso scriteriato.
Per questa narrazione, Cosimo Argentina segue un canale personale, scrive una sorta di pamphlet, che si discosta dal saggio restando però sempre fedele a un principio di verità e onestà intellettuale. Ne consegue che per staccarsi dal modo canonico di descrivere la città, l’autore deve prendere le distanze da un linguaggio formale, letterario, e tentare di aderire con la lingua ai suoni, agli schiamazzi dei vicoli della città dei due mari, al rumore della risacca lungo il litorale jonico; dovrà rivisitare il contrasto tra i resti del tempio di Poseidone e i veleni ossesivi delle acciaierie, mimare il respiro dei mercati ortofrutticoli.