La resurrezione
di Antonio Moresco
L’anno scorso, affiancandoci a un’iniziativa analoga di Giulio
Mozzi su Vibrisse, abbiamo iniziato ad affrontare sul nostro sito
il problema della vita e della morte così come viene agitato nel
nostro paese in questi anni e abbiamo anche pubblicato alcuni
testamenti biologici.
Su questo tema – enfatizzato ma anche deformato e falsato
dalla presenza di tecnologie che sono in grado di prolungare
enormemente condizioni di vita sottratte a ogni partecipazione
umana dell’individuo – stanno uscendo allo scoperto in modo
minaccioso e ideologico posizioni generali e preconcetti che occultano ben altro. Perciò è venuto il momento, in mezzo a queste contrapposizioni spossessanti di ragioni e di incubi, di far sentire le voci più importanti: quelle delle singole vite. Di spostare il baricentro dalle generalizzazioni delle idee alle ragioni e alle proiezioni irriducibili e inermi delle singole vite.
In uno scritto successivo alla pubblicazione del mio testamento
biologico riprendevo così l’argomento:
La libertà e la morte
Da dove – o da chi – viene la nostra vita? La volontà della singola vita e il patto tra le creature viventi non contano nulla di
fronte all’astrazione?
Nei mesi scorsi la CEI, per bocca di monsignor Betori e con
l’approvazione del segretario di stato vaticano cardinal Bagnasco, ha praticamente dichiarato (a proposito del testamento biologico) che se le volontà del singolo non coincidono con quelle della Chiesa le prime dovrebbero essere considerate senza valore.
In particolare, se in un testamento biologico viene espressa
la volontà di non subire accanimento terapeutico in condizioni
di irreversibile sopravvivenza vegetale anche attraverso l’alimentazione, l’idratazione e altre forme di spettralizzazione della vita (o della morte), questa non deve venire rispettata.
ILa volontà di cui in questa dichiarazione si nega l’attuazione
è la stessa che avevo espresso anch’io nel mio testamento biologico pubblicato qualche mese fa sul nostro sito, e ripreso più avanti nelle pagine di questo numero in una sezione dedicata
proprio ai testamenti:
La volontà di cui in questa dichiarazione si nega l’attuazione
è la stessa che avevo espresso anch’io nel mio testamento biologico pubblicato qualche mese fa sul nostro sito, e ripreso più avanti nelle pagine di questo numero in una sezione dedicata
proprio ai testamenti:
Nel caso mi venissi a trovare in una condizione di vita esclusivamente indotta dalle macchine e in una situazione irreversibile e senza speranze, chiedo che non venga attuato
su quanto resterà di me alcun accanimento terapeutico. Non voglio morire crocefisso a una macchina, non voglio immolarmi sull’altare della tecnologia divenuta idolo. Io vorrei per me, da parte delle persone che amo e che mi saranno vicine in quei
momenti, il gesto umano dei soldati legati tra di loro da uno stesso sentimento e da uno stesso destino che finiscono pietosamente i loro compagni mortalmente feriti. Ma se, per l’ipocrisia e il cinismo dominanti, questo non sarà possibile e per non esporre le persone amate a un prezzo troppo grande, chiedo di non venire più alimentato e curato.
Io non disconosco il valore misterioso e segreto del dolore né ho una concezione utilitaristica della vita e della morte. Ma che una decisione così cruciale venga imposta alle singole vite da un’istituzione religiosa (secolare, per i non credenti) o dalla cieca e inarrestabile autosufficienza delle macchine -quando non dalle due cose strettamente abbracciate- mi sembra un inaccettabile spossessamento e uno scandalo, sia per i non credenti che per i credenti.
Dopo le utime dichiarazioni delle alte gerarchie vaticane sono
ancora più convinto che ci troviamo di fronte a uno scandalo,
uno scandalo assoluto e – in questo caso – persino uno scandalo religioso. Proverò a spiegare perché: