È la resa al vitello d’oro, è la sua adorazione che ci ha portato al punto in cui siamo. Tutta la vita umana e le sue strutture, fisiche e mentali, personali e sociali, hanno di fronte a sé in questa epoca – come loro primo e ultimo idolo – un vitello di fango che luccica come un vitello d’oro. Nel passato la rottura nei confronti del dominio totalitario esistente (religioso o secolare), che additava orizzonti e fini ultraterreni oppure altri paradisi sociali più a portata di mano per perpetuare se stesso, si è espressa spesso come difesa materialistica della contingenza della vita, della sua creaturalità e materialità, del qui ed ora, della gioia della carne e dei sensi, degli aspetti e degli appetiti “bassi”, del vitello d’oro, persino, in qualche caso. Ma oggi, che il dominio pervasivo sul mondo è diventato un tutt’uno con tutto questo e con la sua gestione orizzontale pilotata e svuotata, rivendicare solo questo aspetto significa non capire che cosa è successo.